Dalla dinamite alla fisica quantistica, passando per il DNA e la struttura molecolare, ecco come un industriale svedese ha finito per premiare un intero secolo di scoperte.
Dalla dinamite alla fisica quantistica, passando per il DNA e la struttura molecolare, ecco come un industriale svedese ha finito per premiare un intero secolo di scoperte.
Prima di essere un premio, Nobel è innanzitutto un uomo. Alfred Nobel, nato nel 1833 e morto nel 1896, era un chimico e industriale svedese che ha trascorso la sua vita a lavorare sugli esplosivi. A lui si deve la dinamite, brevettata nel 1867, e poi una versione ancora più potente, la dinamite extra Nobel, brevettata nel 1875 (una miscela di nitroglicerina al 93% e collodio al 7%, in altre parole dinamite gomma o plastica).
Non è un caso se il suo nome rimane associato sia a un esplosivo temibile che a una distinzione che celebra la pace e il progresso umano. Nobel possedeva anche l'azienda di armamenti Bofors, il che conferisce alla sua storia un aspetto quasi paradossale: l'uomo che ha armato conflitti ha finito per finanziare i più alti premi scientifici e pacifici del mondo.
Il suo nome ha inoltre attraversato la scienza stessa, poiché un elemento chimico porta oggi il nome di nobelio, in suo onore. Un modo per ricordare che il suo contributo non si limita a un premio, ma irriga direttamente il campo scientifico che ha tanto percorso.
Nel suo testamento, Alfred Nobel chiede la creazione di un'istituzione incaricata di premiare ogni anno le persone che hanno reso grandi servizi all'umanità. A tal fine, lascia l'intera sua fortuna, pari a 32 milioni di corone svedesi dell'epoca, alla Fondazione Nobel.
Il compito di questa fondazione è chiaro: distribuire ogni anno i proventi generati da questa somma sotto forma di premi. Un dettaglio che ha la sua importanza figura nero su bianco nel testamento: la nazionalità dei premiati non deve mai entrare in considerazione nell'assegnazione dei riconoscimenti. Un'idea di universalismo scientifico piuttosto avanti rispetto ai suoi tempi.
Ci vorranno comunque diversi anni di tergiversazioni e l'intervento personale di persone vicine a Nobel, prima che il progetto si concretizzi realmente. Ma l'essenziale è lì: una fortuna privata trasformata in motore del progresso mondiale, anno dopo anno, da più di un secolo.
Il testamento di Nobel non si limita a prevedere un premio generale, ma specifica cinque ambiti ben distinti in cui i premi devono essere assegnati ogni anno: la fisica, la chimica, la medicina, la letteratura e la promozione della pace nel mondo (quello che oggi chiamiamo diplomazia o azione umanitaria).
Questa scelta riflette abbastanza bene la personalità di Nobel stesso: un uomo di scienze dure (fisica e chimica), ma anche sensibile alla medicina, alla letteratura e visibilmente preoccupato per le conseguenze delle sue stesse invenzioni sulla pace mondiale. Non è un dettaglio trascurabile sapere quanto i suoi esplosivi possano essere stati utilizzati a fini militari.
Da notare: un sesto premio è stato aggiunto molto più tardi, nel 1968, quello della Banca di Svezia in scienze economiche in memoria di Alfred Nobel. A differenza degli altri cinque, non è stato previsto dal testamento, ma viene assegnato secondo le stesse modalità, dall'Accademia reale delle scienze di Svezia.
Assegnato ogni anno dall'Accademia reale delle scienze di Svezia, il premio Nobel per la fisica deve gran parte del suo prestigio all'impegno personale di Alfred Nobel in questa disciplina. Non è quindi un premio come gli altri, ma quasi un omaggio diretto a ciò che lo ha appassionato per tutta la vita.
La lista dei vincitori, dal 1901, si legge come un riassunto della storia delle scienze fisiche: dalla scoperta dei raggi X alla teoria della relatività, passando per la meccanica quantistica, la radioattività o la superconduttività. Ogni anno (salvo eccezioni, poiché il premio non è stato assegnato in alcuni anni, in particolare durante le due guerre mondiali), uno o più ricercatori arricchiscono questa lunga lista.
Questo premio ha la particolarità di premiare spesso lavori realizzati decenni prima, il tempo necessario affinché le loro implicazioni siano pienamente comprese e validate dalla comunità scientifica. Un ritardo che dice molto sulla prudenza, talvolta eccessiva, della giuria svedese.
Il primo vincitore del premio Nobel per la fisica, nel 1901, è il tedesco Wilhelm Röntgen, premiato per la sua scoperta dei raggi X. Un progresso che avrebbe rivoluzionato la medicina tanto quanto la fisica, permettendo per la prima volta di vedere all'interno del corpo umano senza aprirlo.
Nel 1903 è il turno di Pierre e Marie Curie, associati a Henri Becquerel, di ricevere il riconoscimento per i loro lavori sulla radioattività. Marie Curie, che otterrà poi un secondo Nobel in chimica nel 1911, rimane ad oggi una delle figure più emblematiche di questa avventura scientifica.
Arriviamo poi al 1921, anno in cui Albert Einstein viene premiato, seguito a breve dal danese Niels Bohr nel 1922. Questi due nomi riassumono da soli la rivoluzione che ha trasformato la fisica all'inizio del XX secolo: la relatività da un lato, la struttura dell'atomo e i primi passi della meccanica quantistica dall'altro. Due modi radicalmente diversi, ma altrettanto fondamentali, di ripensare il nostro rapporto con l'universo.
Tra le due guerre mondiali e fino agli anni '70, la fisica vive un periodo straordinariamente denso di scoperte importanti. Enrico Fermi viene premiato nel 1938 per i suoi lavori che apriranno la strada al reattore nucleare. Otto Stern, Wolfgang Pauli e Isidor Isaac Rabi arricchiscono poi questo periodo florido, ciascuno contribuendo alla comprensione della materia e delle sue particelle.
Negli anni '50 e '60 emergono nuove tecnologie premiate quasi immediatamente: John Bardeen, Walter Brattain e William Shockley ricevono il premio nel 1956 per l'invenzione del transistor, un mattone fondamentale di tutta l'elettronica moderna. Poco dopo, nel 1965, Richard Feynman, Julian Schwinger e Shin'Ichiro Tomonaga vengono premiati per i loro progressi nell'elettrodinamica quantistica.
Nel 1972, John Bardeen (che così ottiene un secondo Nobel, un'impresa rarissima), Leon Cooper e John Schrieffer vengono incoronati per la loro teoria della superconduttività. Questa accumulazione di scoperte, in appena poche decadi, illustra quanto questa periodo abbia concentrato un'intensità scientifica difficile da eguagliare da allora.
Come quello di fisica, il premio Nobel per la chimica è assegnato dall'Accademia reale delle scienze di Svezia. La sua vocazione è un po' diversa: viene a coronare i progressi della ricerca in chimica, ma anche le loro applicazioni pratiche concrete, il che lo rende un premio decisamente orientato all'utilità tanto quanto alla scoperta pura.
Già nel 1901, l'olandese Jacobus Van't Hoff apre le danze. Seguiranno lavori su argomenti vari come la struttura delle molecole, le reazioni chimiche industriali, o ancora la chimica organica applicata alla biologia. Il premio per la chimica ha questo di interessante che spesso si sovrappone ad altre discipline, in particolare la fisica e la biologia, tanto che i confini tra queste scienze si sono sfumati nel corso del XX secolo.
Alcuni anni rimangono privi di vincitore, per mancanza di una scoperta ritenuta sufficientemente significativa dalla giuria (1916-1917, 1919, 1924, 1933, ad esempio). Un promemoria che questo premio non si limita a premiare una carriera, cerca prima di tutto di distinguere un avanzamento preciso e significativo.
Emil Fischer, chimico tedesco, riceve il premio già nel 1902 per i suoi lavori sugli zuccheri e le proteine, ponendo le basi della chimica organica moderna. Le sue ricerche aprono la strada a tutta una generazione di scienziati che, in seguito, decifreranno i meccanismi chimici della vita.
Nel 1935 è il turno di Frédéric e Irène Joliot-Curie (la figlia di Pierre e Marie Curie) di essere premiati per i loro lavori sulla radioattività artificiale. Una scoperta che prolungano direttamente l'eredità familiare e conferma, se ce ne fosse bisogno, l'incredibile posterità scientifica della dinastia Curie.
Infine, l'americano Linus Pauling ottiene il premio di chimica nel 1954 per i suoi lavori sulla natura del legame chimico. Ciò che rende il suo percorso particolarmente notevole è che riceve anche, qualche anno dopo, il premio Nobel per la pace nel 1962, per la sua campagna contro i test di armi nucleari. Un doppio Nobel che illustra meravigliosamente come la scienza e l'impegno umanista possano congiungersi in un unico individuo.
Il premio Nobel per la fisiologia o la medicina accompagna, per tutto il XX secolo, l'inarrestabile crescita delle scienze biologiche. Premia sia scoperte fondamentali sul funzionamento del corpo umano che avanzamenti all'avanguardia nella genetica molecolare.
Tra i momenti chiave, si ricordano ad esempio i lavori sulla struttura del DNA, che hanno aperto la strada a tutta la genetica moderna, o le ricerche sul genoma e sul DNA ricombinante, che già negli anni '70 permettono di manipolare direttamente il materiale ereditario. Più vicino a noi, premiati come Elizabeth Blackburn o Carol Greider sono stati riconosciuti per i loro lavori sui meccanismi cellulari legati all'invecchiamento.
Questo premio illustra bene come la biologia, a lungo disciplina più descrittiva che sperimentale, si sia trasformata in una scienza all'avanguardia nel corso del XX secolo, man mano che gli strumenti di osservazione e manipolazione del vivente si sono perfezionati.
Alla stessa stregua dei premi scientifici, il premio Nobel per la letteratura risponde alla stessa ambizione iniziale di Alfred Nobel: premiare i benefattori dell'umanità, ma questa volta con la penna piuttosto che con la provetta o il microscopio. Il primo vincitore, nel 1901, è il francese Sully Prudhomme.
La lista dei premiati che seguono attraversa tutte le lingue e tutti i continenti: dall'indiano Rabîndranâth Tagore nel 1913 all'americano Ernest Hemingway nel 1954, passando per figure altrettanto diverse come Albert Camus nel 1957 o Gabriel Garcia Márquez nel 1982. Alcuni vincitori, come Boris Pasternak nel 1958 o Jean-Paul Sartre nel 1964, hanno persino rifiutato il riconoscimento, ciascuno per motivi ben personali.
Questo premio ricorda che, per Nobel, il progresso dell'umanità non passava esclusivamente attraverso la scienza: la letteratura, in quanto vettore di idee e sensibilità, meritava altrettanto di essere celebrata ogni anno accanto alle grandi scoperte scientifiche.
Più di un secolo dopo la sua creazione, il premio Nobel rimane un riferimento imprescindibile per misurare l'avanzamento delle conoscenze umane. Dalla fisica quantistica alla genetica molecolare, passando per la chimica organica, ha accompagnato, anno dopo anno, le grandi rivoluzioni scientifiche del XX secolo.
Ciò che colpisce, sfogliando l'elenco dei premiati, è la continuità: scoperte isolate, talvolta distanziate di decenni, finiscono per formare un quadro coerente del progresso scientifico. Ogni premio viene a completare un pezzo del puzzle, che si tratti di comprendere l'atomo, di decodificare il DNA o di sintetizzare nuove molecole utili all'industria o alla medicina.
In definitiva, la storia del premio Nobel è anche quella di un uomo che, lasciando in eredità la sua fortuna alla scienza, ha offerto al mondo uno strumento duraturo per identificare e celebrare ciò che fa davvero progredire la conoscenza umana. Una lezione sempre attuale su come una sola decisione testamentaria possa, col tempo, trasformare il riconoscimento scientifico mondiale.