Nizza Insolita: 10 Scoperte Bizzarre E Sorprendenti Da Conoscere

Dietro le facciate ocra e le palme della Promenade, Nizza nasconde una miriade di storie improbabili, dalla finestra di un leggendario ladro a una cappella situata al primo piano. Segui la guida per un tour delle curiosità che pochi visitatori conoscono.

Nizza, una città dalle mille sorprese insolite

Si conosce Nizza per la sua Promenade des Anglais, i suoi palazzi Belle Époque e il suo mercato dei fiori. Ma sotto questa cartolina ben rifinita si nasconde un'altra città, più segreta, fatta di aneddoti rocamboleschi e di dettagli che si notano solo alzando lo sguardo o girando all'angolo giusto.

Un ladro evaso da una semplice finestra, una cappella nascosta al piano di un edificio, palle di cannone incastonate nei muri dal XVI secolo... la città è piena di queste piccole storie che spesso dicono molto di più sulla sua anima di qualsiasi monumento ufficiale.

Abbiamo raccolto per voi dieci di queste curiosità, raccolte tra i vicoli della città vecchia, del porto e delle colline circostanti. Un modo per guardare Nizza con occhi nuovi, la prossima volta che vi farete una passeggiata nella zona.

La piramide misteriosa di Falicon e la grotta dei pipistrelli

Nelle colline che sovrastano Nizza, dalla parte del villaggio di Falicon, si nasconde una curiosità geologica che può intrigare il passeggiatore: una formazione rocciosa a forma di piramide, scavata al suo interno da una grotta naturale. Nulla di artificiale qui, solo un gioco del caso geologico che è finito per assomigliare a una costruzione umana.

Questo luogo, dall'atmosfera un po' irreale, ospita una colonia di pipistrelli che vi hanno trovato dimora da generazioni. L'ambiente, quasi teatrale, ricorda ad alcuni visitatori i set di un film alla Marienbad, tanto il silenzio e l'estraneità del sito contrastano con l'agitazione della costa, a pochi chilometri di distanza.

Se amate le passeggiate che escono dai sentieri battuti, questo angolo nei dintorni di Nizza merita una deviazione, se non altro per la sensazione di aver scoperto un segreto che pochi turisti conoscono.

La finestra attraverso la quale fuggì il famoso ladro Spaggiari.

Il palazzo di giustizia di Nizza, in rue de la Préfecture, ha un aspetto sobrio e un po' austero. Nulla lascia presagire che una delle sue finestre sia stata il teatro di una delle evasioni più rocambolesche della storia criminale francese.

Tutto inizia nel fine settimana dal 16 al 18 luglio 1976: Albert Spaggiari organizza e dirige il colpo del secolo, il furto delle casseforti della Société Générale di Nizza, passando per le fogne dopo aver fatto scavare un tunnel per quasi tre mesi da una quindicina di uomini sovraequipaggiati. Arrestato all'aeroporto di Nizza al suo ritorno dal Giappone il 27 ottobre 1976, viene incarcerato.

Il 10 marzo 1977, convocato nell'ufficio del giudice Richard Bouazis, Spaggiari chiede di far uscire la sua scorta con la scusa di rivelazioni su personalità locali. Il giudice accetta. Spaggiari gli porge allora dei disegni del tunnel scarabocchiati su tre fogli e, mentre il magistrato si china su di essi, salta dalla finestra.

Atterra sul tetto di un'auto parcheggiata otto metri più in basso e fugge grazie a un complice in moto. La sua fuga, che lo porterà in Cile, in Brasile e poi in Argentina, durerà dodici anni, fino alla sua morte per cancro in Italia nel 1989. La sua salma sarà persino rimpatriata clandestinamente in caravan fino a casa di sua madre, a Hyères, prima della sua sepoltura nelle Alte Alpi.

Una cappella insolita situata al primo piano di un edificio.

Sulla piazza Garibaldi, al numero 7, si nasconde una delle peculiarità più sorprendenti del patrimonio religioso nizzardo: una cappella situata non al piano terra, ma al primo piano di un edificio. Si tratta della cappella del Santissimo Sepolcro, detta dei Penitenti blu, ancora di proprietà dell'arciconfraternita omonima, una delle quattro confraternite nizzarde ancora attive oggi.

Questa cappella, dedicata sin dalla sua creazione all'accoglienza delle orfanelle, fu costruita tra il 1782 e il 1784 dall'imprenditore André Laurenti, su progetto dell'architetto ticinese Antonio Spinelli, nell'ambito del grande progetto urbano della piazza Vittoria (l'attuale piazza Garibaldi), voluto dal re di Sardegna Vittorio Amedeo III già nel 1780.

Dall'esterno, solo la monumentalità della sua facciata, con il suo frontone e il suo ordine colossale, tradisce la sua vocazione. Ma una volta all'interno, lo spazio si rivela sorprendentemente angusto, il che ha costretto l'architetto ad adottare un piano in larghezza e soffitti a mezza cupola per guadagnare volume.

Curiosità aggiuntiva: Nizza conta solo un altro edificio religioso situato allo stesso modo al piano superiore, la chiesa ortodossa russa San Nicola-Santa Alessandra di via Longchamp. Due eccezioni che dimostrano che anche i luoghi di culto, a Nizza, a volte amano uscire dall'ordinario.

Pallottole di cannone stranamente sparse sulle facciate.

L'assedio di Nizza condotto nel 1543 dalla flotta turca contro la città non ha solo forgiato la leggenda di Caterina Ségurane. Ha anche lasciato una traccia ben reale e ben visibile sui muri della città vecchia: una mezza dozzina di palle di cannone, sparate dalle navi del Pascià, sono ancora incastonate nelle facciate oggi.

Si possono così individuare sulla facciata della cappella del Santo Sepolcro, nella chiesa di San Martino-San Agostino, o ancora all'angolo tra via dell'Abbazia e via Colonna d'Istria. Il più conosciuto di tutti rimane quello incastonato nel muro di un edificio che forma l'angolo tra via della Loge e via Dritta.

Dettaglio divertente: degli spiriti un po' troppo cartesiani fanno notare che una palla sparata dal mare avrebbe difficoltà a terminare la sua corsa al primo piano di una casa, in una strada così stretta. Ma l'attaccamento dei nizzardi alla loro storia resiste bene a questo tipo di logica, e queste palle rimangono un punto di passaggio obbligato per chi vuole sentire lo spessore del tempo nei vicoli del vecchio Nizza.

Nota bene: via della Loge deve il suo nome a un antico palazzo comunale del XV secolo, dotato di una loggia detta della cisterna, distrutto all'inizio del XVI secolo.

Una divinità armata di un filo a piombo nelle strade nizzarde

In Avenue Jean-Lorrain, al numero 22, si erge un curioso piccolo edificio a forma di nido d'aquila prismatica, battezzato Cap des Anges. La sua facciata sulla strada appare inizialmente piuttosto sobria, se non fosse per una strana statua che troneggia sulla sua terrazza: una divinità tutelare armata di una livella.

Questa figura custodisce gelosamente l'ingresso della casa dal 1936, anno in cui un certo signor Albrespit, all'epoca di oltre 70 anni, ne concepisce i piani e dirige la costruzione. Per verificare il perfetto piombo delle pareti, si fa legare in vita a una corda e si dondola lungo la parete con l'aiuto dei piedi, mentre l'operaio monta la muratura.

È molto probabile che in omaggio a questo metodo di cantiere poco accademico, la statua con la livella vegli ancora oggi sull'ingresso dell'edificio, come un occhiolino all'ingegnosità artigianale del suo costruttore dilettante.

Il pilou, un gioco di giocoleria proveniente dalla Cina diventato simbolo di Nizza.

Tra le tradizioni ludiche del comune di Nizza, il pilou occupa un posto a parte. Questo gioco di giocoleria, le cui origini lontane sono attribuite alla Cina, si è acclimatato nel corso del tempo nella cultura popolare nizzarda, tanto da diventare uno dei simboli viventi del folklore locale.

Ancora oggi, appassionati perpetuano questa pratica e la fanno scoprire al pubblico durante dimostrazioni, mantenendo viva una tradizione che ha attraversato confini e secoli per radicarsi sulle sponde del Mediterraneo.

È un po' come l'immagine di Nizza tutta intera, questa città che ha sempre saputo assorbire le influenze provenienti da altrove, italiane, provenzali o ancora più lontane, per farne qualcosa di decisamente locale.

Una casa lillipuziana nel cuore della città vecchia

Sulla collina di Cimiez, non lontano dal centro storico, si nasconde una curiosità architettonica che i Nizzardi chiamano familiarmente la casa dei Nani. La sua dimensione ridotta, quasi in miniatura rispetto agli edifici circostanti, le ha valso questo soprannome che è passato di generazione in generazione.

Questo tipo di piccola costruzione atipica, incastrata tra due edifici più imponenti, ricorda che l'architettura nizzarda non si limita ai grandi palazzi sul lungomare: è anche piena di quei dettagli a misura d'uomo, a volte bizzarri, che rendono affascinante una passeggiata senza un itinerario preciso nelle alture della città.

Se passate da questo quartiere, prendetevi il tempo di alzare gli occhi: è spesso in questi angoli meno messi in evidenza che si nascondono le più belle sorprese del patrimonio locale.

Un chiostro viaggiatore, curiosità architettonica del patrimonio locale

Dalla parte di Nizza Ovest si erge un edificio che porta un nome quasi enigmatico: falsa abbazia, vero chiostro. Come spesso accade a Nizza, l'aspetto esteriore di un edificio non racconta tutta la sua storia, e questo non fa eccezione alla regola.

Questo chiostro, la cui architettura evoca i grandi complessi monastici, in realtà non ha mai ospitato una vera abbazia. Un disallineamento tra forma e funzione che lo rende una di quelle curiosità che solo i residenti del quartiere conoscono davvero.

Questo tipo di edificio ibrido, dove lo stile architettonico racconta una storia diversa da quella del luogo, è infine abbastanza rivelatore dello spirito nizzardo: una città che ama confondere le piste tra il sacro e il profano, l'antico e il reinventato.

Un'icona miracolosa e una Madonna per i casi disperati

Sulla collina di Pessicart e del Righi, un'icona venerata come miracolosa attira da tempo i fedeli in cerca di conforto, prova che la fervente devozione popolare nizzarda non si limita alle grandi chiese del centro città.

Ma è nella cappella dell'Annunciazione, in rue de la Poissonnerie, che si trova la Madonna più richiesta della città: quella delle cause disperate. L'edificio, cappella di San Giacomo nel XIII secolo, ceduto ai monaci di Saint-Pons e poi ai Carmelitani a partire dal 1558, ha subito una profonda trasformazione barocca tra il 1677 e il 1685.

È nel 1934 che padre Bianco, sacerdote di origine italiana, introduce qui il culto di santa Rita da Cascia, su richiesta di una parrocchiana molto legata a questa santa. L'innovazione inizialmente non piace a tutti, ma incontra ben presto un successo straordinario, tanto che il nome di santa Rita designa oggi, nella mente dei Nizzardi, l'intera chiesa.

Il suo altare, ben visibile all'ingresso, è sommerso da ex-voto: amore, guarigione, ritorno d'affetto, fortuna, protezione contro le epidemie... nulla sembra sfuggire alla patrona delle cause perdute. Le iscrizioni incise nella pietra, di una semplicità toccante, testimoniano una fede popolare sempre ben viva.

Adamo ed Eva che ballano al primo, una facciata insolita.

All'uscita di via della Pescheria, giusto prima di arrivare in corso Saleya, basta alzare gli occhi per scorgere un fregio in rilievo piuttosto gustoso, che adorna il primo piano di una casa datata 1584. Rappresenta un uomo e una donna, visibilmente di buon umore, vestiti solo con semplici foglie di vite.

Questo fregio ha valso all'edificio il soprannome di casa di Adamo ed Eva. Questo tipo di decorazione era un tempo abbastanza diffuso nelle strade della vecchia Nizza, ma questo sarebbe l'ultimo esempio giunto fino a noi, una recente restaurazione gli ha permesso di ritrovare tutta la sua freschezza originale.

Un modo come un altro per terminare questa passeggiata insolita: a Nizza, spesso basta rallentare il passo e guardare in alto per imbattersi in un dettaglio che racconta, a modo suo, cinque secoli di storia locale. La prossima volta che percorrerete la città vecchia, tenete il naso all'insù, la città ha ancora molti segreti da mostrarvi.